gen 30, 2014 Alessandro Pagano Sport 24, Sport USA 0
Roma. All’American Airlines Arena di South Beach, Miami, Florida, arrivano i Thunder di uno dei nuovi padroni indiscussi della Lega. Reduci da 8 vittorie consecutive, OKC vanta un Kevin Durant da 11 partite sopra i 30 punti con numeri a dir poco pazzeschi (36.5 punti, 6 rimbalzi e 6 assist di media, tirando con oltre il 53% dal campo, con 39% da 3 e l’89% dalla carità). Non lo scopriamo noi che questa è la sfida con più adrenalina e più tasso tecnico della NBA: Lebron James contro Kevin Durant, amici fuori dal campo ma per una notte, e forse non solo, nemici sul parquet. L’amicizia che lega due dei migliori giocatori del mondo è stata svelata anche alla stampa quando ,all’incirca 4 mesi fa, KD dichiarò di essersi allenato tanto con LBJ con un unico solo scopo, quello di riuscirlo a battere un giorno. Il giorno, anche se Durant si riferiva a match un attimo più importanti di un 45esimo di Regular Season, può essere questo. Sull’onda lunga di un 35 infermabile, OKC ci prova. Torna in quintetto Wade che si fa notare per il suo nuovo braccialetto: mentre LeBron mostra fiero il suo “ I PROMISE”, Wade risponde con “NOTE TO SELF” (letteralmente “nota a me stesso”). Deve portar bene la scelta del braccialetto intonata alla casacca vintage dei Miami Heat per Wade che con una bruciante partenza, batte il suo uomo e realizza il jumper del momentaneo +6 (2-8). Miami sembra scatenata nella prima metà di quarto e anche Bosh, che chiuderà il primo quarto già a quota 11, si iscrive subito a referto con la tripla che lascia lì i Thunder: 2-18 dopo appena 5’ di gioco. Il timeout di coach Brooks è praticamente obbligatorio. Il primo quarto di gioco termina col punteggio di 21-30 Miami Heat. Nel secondo periodo si vede però tutta la voglia di fare dei Thunder, pochi nel primo quarto ma tutt’altro che in bambola nel secondo. Ritornano sul -4 (37-41) quando però il padrone di casa, o meglio il Re di casa, decide di andare fino in fondo, cerca, da gran conoscitore del gioco, il contatto con uno dei migliori stoppatori della Lega e porta a casa contatto, fischio, canestro e tiro libero aggiuntivo.
L’uomo battuto da LBJ era un certo KD che in termini di rivincite, sa cosa fare: bruciante cambio di direzione e long two per il nuovo -3 Thunder. OKC inizia a carburare anche in difesa e su un tiro corto di Shane Battier, rientra male Miami mentre Oklahoma va a 200 km/h: Durant ringrazia e ne segna 2 comodi. Siamo al primo vantaggio Thunder (46-44) a 3:15 dalla fine del primo tempo. Sul finire di quarto gli animi si accendono su un contatto tra Chalmers e Jackson: dopo il fischio arbitrale Rio spintona leggermente Jackson sotto gli occhi di coach Brooks che pretende una sanzione per il playmaker dei Miami Heat; nella discussione interviene anche James a difesa del compagno di squadra e scambia vivacemente due parole col capo-allenatore dei Thunder. Si riprende a giocare e Miami alza i toni in difesa, mettendo in difficoltà Ibaka sulla linea di tiro libero ma la palla che riesce a scaricare va nelle mani inarrestabili di Durant che con 2 mani praticamente davanti agli occhi riesce a mettere a bersaglio una tripla pazzesca: 49-46. Chiuderà il quarto con 16 punti mentre il primo tempo si chiude col punteggio di 55-50, con i Thunder che realizzano 34 punti nonostante una difesa più che discreta di Miami. Escono più carichi e forse anche un tantino più motivati Durant e compagni, trascinati, come sempre, da un 35 che ormai ha la strada ampiamente spianata per il titolo di MVP della Lega. Il suo canestro in secondo tempo, nonostante il buon close out di Battier, vale il +12 e la furia offensiva dei Thunder sembra non voler ancora placarsi. Ma se da un lato, gli ospiti si affidano a Durant, dall’altro resta mostruoso l’impatto di LeBron James, che va dentro fino al ferro, sfida ancora Ibaka, c’è il contatto, stavolta non falloso, ma i due punti arrivano lo stesso. Una prova di forza notevole per il talento di Akron. Tuttavia, mentre il pubblico ancora esultava per l’incredibile giocata del numero 6, dall’altra parte KD piazzava una bomba da 8 metri abbondanti per riportare i suoi sul +13.
Oltreoceano la chiamano “deep money-ball” e traduzione, se masticate il gergo americano, non ci sarebbe per esprimere efficacemente tutto ciò che fa Durant. Il duello si accende e LeBron risponde colpo su colpo con il tiro cadendo indietro che ristabilisce la parità, ma solo tra lui e KD. Ma proprio quest’ultimo sembra essere inarrestabile: cerca il contatto con LeBron, lo sente, crea separazione e con una delicatezza di polpastrelli unica realizza appoggiandosi al vetro. Da un lato la potenza di un treno come Lebron, dall’altra l’eleganza di una piuma come Durant. L’NBA al suo meglio. Ormai è un gioco di isolamenti dell’uno e dell’altro ma LeBron non ci sta e si vendica con un long two degno di un rapido playmaker, non propriamente di un 1-2-3-4-5 che porta a spasso 113 kg. Ancora una volta, tra l’incredulità e la frustrazione dei tifosi Heat, Durant dopo appena 10’’ risponde con una tripla pazzesca. La ciliegina sulla torta di un quarto pazzesco da 36 (!!) punti è firmata dal venerabile maestro, Derek Fisher che sulla sirena piazza la tripla del 91- 75. Miami sembra alle corde mentre OKC resta costante per tutta la partita. Lamb aspetta KD e lo serve con il timing giusto per mettere in ritmo Durant che piazza un’altra tripla. Gli aggettivi per questo giocatore sono ampiamente terminati, a meno che non si voglia sfociare nella pura fantascienza, ambito dove il suo gioco potrebbe dare ampio spettacolo. E’ la tripla che praticamente chiude i giochi perché porta i Thunder sul +19! E’ Game, Set & Match a Miami. I Thunder battano gli Heat col punteggio di 112-95 dimostrando di essere pronti, anche senza Westbrook a traguardi più che ambiziosi. Durant firma la sua 12esima gara consecutiva con più di 30 punti a referto (33 con 5 assist e 7 rimbalzi, tirando 12/23 dal campo e 4/9 da 3 punti) e viene coadiuvato non da Jackson(9) ma da Fisher, che chiude con 15 punti e un 5/5 dall’arco incredibile, da Lamb (18 con 4/6 da 3) e Ibaka (22 con 8 rimbalzi e 10/20 dal campo). Per Miami, invece, Lebron batte di una sola lunghezza Durant nel computo dello score totale (34 con 12/20 dal campo) ma ha un plus/minus molto negativo (-17) come tutto il resto della squadra. Da segnalare i 18 e 9 rimbalzi di Bosh, soprattutto all’inizio della partita, e i 15 di Wade. Il dato che indirizza la partita dalla parte di OKC sono le percentuali del tiro dalla lunga distanza: 59,3% per un totale di 16/27 dal campo. Le palle perse per Miami, 21 anche stasera, continuano ad essere un problema.
Nato a Pompei il 3/4/1993. Studente del corso di Scienze e Tecnologie della Comunicazione presso La Sapienza di Roma, Redattore NBA per partenopress.com e My-Basket.it; giocatore e amante della palla a spicchi da sempre. MORE THAN A GAME.
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