mar 08, 2009 Redazione Cinema 0
Clint Eastwood dopo 5 anni torna al cinema nei panni di attore e regista di “Gran Torino”. La sua ultima apparizione sui grandi schermi era stata nel 2004 nel film, vincitore del premio Oscar, “Million Dollar Baby”. “Non avevo in programma altri film come attore – afferma l’attore/regista – ma questo film aveva un ruolo perfetto per la mia età ed il personaggio sembrava costruito su misura per me, anche se non era così. E mi è piaciuto il copione. Il film è pieno di colpi di scena anche di situazioni divertenti che strappano molte risate.” Eastwood è il protagonista della pellicola drammatica che arriverà nelle sale italiane il prossimo 13 marzo, interpreta il ruolo di Walt Kowalski, un reduce della Guerra di Corea, un uomo dal carattere spavaldo e burbero, che si trova a fare i conti con un mondo in continuo mutamento, costretto dai suoi vicini che sono emigranti a confrontarsi con i suoi pregiudizi in lui ben radicati. La storia inizia dopo la morte della moglie di Walt, Dorothy, nel momento in cui l’uomo ha raggiunto il capitolo finale di una vita che in molti modi è stata scandita dalle esperienze terribili in Corea e dai 50 anni trascorsi allo stabilimento locale della Ford. Ma la guerra è finita da molto tempo, la fabbrica è stata chiusa e sua moglie è morta ed i figli, ormai cresciuti, non hanno mai tempo da dedicargli. Walt Kowalski è un meccanico in pensione che trascorre le sue giornate facendo dei piccoli lavori di riparazione nelle case, bevendo birra e recandosi una volta al mese dal barbiere. Nonostante l’ultimo desiderio espresso dalla moglie, ormai deceduta, fosse che il marito si confessasse, per Walt – che tiene il suo fucile M-1 sempre pronto e carico – non c’è nulla da confessare e non c’è nessuno di cui si fidi abbastanza per confessarsi, ad eccezione del suo cane Daisy. I suoi vicini di casa non sono più gli stessi, quelli di una volta non ci sono più, alcuni sono morti, altri si sono trasferiti altrove, sono stati sostituiti da immigrati provenienti dal sudest asiatico, che lui disprezza. Walt è pieno di risentimento per quasi tutto quello che vede intorno a sè e aspetta solo che il resto della sua vita passi.
Fino alla notte in cui qualcuno cerca di rubargli la sua Gran Torino del ‘72. Ancora splendente e scintillante come il primo giorno la Gran Torino mette a rischio la vita del suo vicino di casa adolescente, il timido Thao (Bee Vang) quando una banda di teppisti asiatici costringe il ragazzo a cercare di rubare la macchina. Ma Walt si trova in mezzo tra il furto e la banda, diventando suo malgrado l’eroe del quartiere, soprattutto per la madre di Thao e per sua sorella più grande, Sue (Ahney Her), che insistono affinchè Thao si mette a lavorare per Walt per fare ammenda del tentativo di furto. Nonostante all’inizio Walt non voglia avere nulla a che fare con queste persone, alla fine cede e fa lavorare il ragazzo insieme a lui nel quartiere, dando il via ad un’amicizia improbabile che cambierà le loro vite. Attraverso l’incessante gentilezza di Thao e della sua famiglia, Walt alla fine comprende alcune verità sulle persone che gli vivono accanto. E su sè stesso. Queste persone, rifugiati dal passo terribile, hanno molte cose in comune con Walt, più di quante l’uomo non abbia con la sua famiglia e gli rivelano aspetti del suo amico che non erano mai riaffiorati dai tempi della Guerra… come la Gran Torino che era stata custodita al riparo nel suo garage. “Gran Torino” è arrivato alla compagnia di produzione di Eastwood, la Malpaso, dallo sceneggiatore esordiente Nick Schenk, che aveva scritto il copione ispirandosi ad una storia che aveva elaborato insieme a Dave Johannson. “Si basava sulla loro esperienza nel Minnesota e sulle persone che conoscevano,” commenta il produttore di vecchia data di Eastwood nonchè partner di fiducia, Robert Lorenz. “Abbiamo ricevuto il copione da Bill Gerber, che lo aveva ricevuto da Jeanette Kahn. L’ho letto velocemente, senza pensare neanche che potesse essere un film in cui Clint avrebbe potuto recitare, ma arrivato a circa metà lettura, ho rallentato ed ho iniziato a riflettere. Era ottimo, quindi l’ho letto una seconda volta e mi è piaciuto molto. Ho imparato a non lodare mai nulla esageratamente con Clint, quindi l’ho passato a lui dicendo solo: ‘Non so se vorrai farlo o esserne protagonista, ma ti piacerà sicuramente leggerlo.’ E lui mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Mi è piaciuto molto quel copione.’ E da lì siamo partiti.” Schenk afferma che il personaggio di Walt Kowalski non è stato scritto pensando ad un attore specifico, “Walt potrebbe essere un po’ il maestro che tutti hanno avuto, o addirittura tuo padre che ti osserva mentre stai aggiustando la bicicletta. Penso che ognuno di noi conosca un tipo di questo genere.” Nonostante la sceneggiatura inizialmente fosse ambientata a Minneapolis, Eastwood ha pensato che il passato di Walt come meccanico automobilistico per 50 anni, avrebbe trovato uno sfondo più adeguato se fosse stato residente di “Motor City”—Detroit, nel Michigan. La produzione si è svolta in location che hanno compreso i quartieri di Royal Oak, Warren e Grosse Point, con l’ex quartiere benestante di Highland Park che ha rappresentato il quartiere dove abitava Walt. “Il quartiere di Highland Park è cambiato,” commenta Eastwood. “Era un quartiere popolato da persone che appartenevano al mondo delle automobili e della produzione automobilistica. Le fabbriche non sono più attive come lo erano in passato ma le nuove persone che si stanno trasferendo in questo quartiere ci vivono bene. Highland Park ha passato dei momenti brutti, ma ci sono molte persone piacevoli che ci vivono ora.”
Andrea Gallucci
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