feb 26, 2012 Luigi Liberti Home Page, Il Gladiatore 0
Bergamo. Un 4-1 lascia poco da dire, se poi ci aggiungi Denis che torna al gol addirittura con una tripletta apriti cielo sul tecnico giallo rosso e le sue decisioni. Su tutte, quella di mandare Daniele De Rossi in tribuna per motivi disciplinari (in ritardo alla riunione tecnica) in una partita nella quale già mancava lo squalificato Totti. Ma Luis Enrique ha abituato il mondo a simili prese di posizione. Anzi, ne approfitta per far esordire dal 1′ Marquinho. Il tecnico asturiano fa un cambio anche in difesa: Juan per Kjaer. Ovvero l’esperienza davanti a Stekelemburg perché tipi come Marilungo e, soprattutto, Denis, necessitano di trattamenti particolari. Lamela è il Totti del giorno, un po’ centravanti, un po’ trequartista. Ma lontano parente del Capitano.
La partita. Il primo tempo dell’Atalanta, almeno fino al 35′, è perfetto. Colantuono mette in piedi uno spettacolo per palati fini. Roba da Oscar, perché l’Atalanta dialoga fra i reparti senza permettere alla Roma di giocare. Basta lo show di Marilungo al 3′ per dare un segnale forte alla sfida. Quando Marilungo irrompe in area dopo avere evitato Rosi e Juan, calciando con l’esterno destro sul palo, ma con la provvidenziale deviazione di Stekelemburg. Ma è solo l’aperitivo del gol che arriva al 10′. Colpevole la difesa romanista, incapace di reggere alla ripartenza di Denis che mette la palla sui piedi del tarantolato Marilungo, e sbagliare è impossibile. La Roma balbetta e non riesce a evitare la pressione dei padroni di casa. Sconcertante la difesa che viene puntualmente bucata dalle ripartenze atalantine. Esattamente come al 19′, quando nel contropiede due contro due (!), Denis riceve da Moralez, per poi infilare sul secondo palo. Ma il doppio vantaggio non viene gestito con la necessaria attenzione. L’aggressione nerazzurra si placa e l’Atalanta sbaglia ad arretrare il suo baricentro. La Roma, che ha piedi buoni, ne approfitta e aggiusta la mira. Finalmente, con fraseggi e buona velocità, i ragazzi di Luis Enrique rialzano la testa. Il tecnico azzecca una mossa: fa scalare nel centrocampo a tre Lamela e piazza Pjanic dietro le punte. E dopo alcuni tentativi dalla distanza di Marquinho, arriva il gol di Borini abile e girare al volo il tocco di Osvaldo; paperaccia di Consigli che si fa infilare sotto le gambe. Il gol potrebbe essere vitamina, invece, all’inizio della ripresa, con Rosi sostituito da José Angel dopo un duro contrasto con Moralez, la Roma commette ancora peccato permettendo ai nerazzurri di dialogare. L’errore è di Taddei che lascia campo libero a Marilungo, abile a restituire palla all’argentino nell’area piccola: infilare il 3-1 è un gioco da ragazzi. Il gol del Tanke apre una voragine nella partita perché al nono Osvaldo rifila un calcio a Cigarini con la palla lontana, beccandosi il cartellino rosso su segnalazione del quarto uomo Celi. Una sciagura ai confini con il derby. Luis Enrique, che non sa più che pesci prendere, toglie Juan per Cassetti, probabilmente per non perdere anche il brasiliano in quanto diffidato. Ma la Roma ormai è un pugile frastornato. Il 4-1 è consequenziale: ennesimo contropiede e tripletta di Denis che al 21′ con un tocco morbido batte Stekelemburg. Così come è figlia della tragica situazione l’espulsione di Cassetti per proteste. Peggio di così…
Mix Zone
Luis Enrique: «Dopo una sconfitta come questa è difficile dire qualunque cosa, ma se dovessi rigiocare la partita farei le stesse scelte. Lotteremo per andare nei posti più alti in classifica, ma per fare una squadra c’è bisogno di responsabilità e questo per me non è negoziabile. Sto cercando di fare una squadra, e questo si ottiene soffrendo quando c’è da soffrire e rialzandosi quando c’è la possibilità. Purtroppo ogni volta che giochiamo in trasferta è difficile. Della gara salvo poco, non siamo entrati nella partita già dal primo tempo, e nel secondo è stato lo stesso, ma diciamo che sul 3-1 la partita era finita, con l’espulsione di Osvaldo era tutto chiuso e gara da dimenticare»
Franco Baldini: «Il nervosismo? Abbiamo regalato venti minuti all’Atalanta, poi abbiamo cercato di reagire attraverso i nervi e non il gioco e questo ha portato prima all’ammonizione di Gago che salterà il derby e successivamente all’espulsione di Osvaldo. L’esclusione di De Rossi? E’ un dazio da pagare. Lui ha ritardato alla riunione tecnica. L’allenatore è sempre disponibile però da alcune regole non vuole transigere. Questa volta è incappato un giocatore per noi importante e questo ha avuto delle conseguenze. Come ha reagito De Rossi? Qualunque giocatore non prenderebbe bene questa scelta ma da professionista l’ha accettata. Questo lo posso confermare. Decisione difficile da capire? Posso comprendere ma l’allenatore con i giocatori è sempre disponibile. Lui ha solo chiesto il rispetto di pochissime regole. E’ una situazione che è già successa a Firenze con Osvaldo. Noi abbiamo scelto di non puntare sulle convenienze del momento ma pensiamo sempre a quello che è il bene del gruppo nel lungo termine. Oggi l’abbiamo pagata ma nel lungo periodo queste regole porteranno i loro frutti. Troppa rigidità? E’ un rischio, non lo nego, ma è altrettanto vero che se, dettando poche ma chiare regole, queste vengono infrante soprattutto dai giocatori più importanti corriamo il rischio di non dare un buon esempio. Il fatto che questo sia giusto non può essere inficiato dal contesto in cui viene praticato. Se siamo convinti che questa è la strada giusta, l’ambiente in cui si mette in pratica ciò non conta più di tanto».
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