nov 24, 2008 Redazione New York 0
“Annuntio vobis”. Appare esagerata, un‘intestazione di tale rilevanza, ma il caso che segue la merita. Don Domenico Correra, un pacatissimo uomo di Dio, interessato al sociale, gesuita, psicologo, abitante mattutino di un confessionale della chiesa del Gesù Nuovo, di pomeriggio ospitale padrone di casa del consultorio “la Famiglia”, ha dato corso, nella diocesi di Napoli, ad un primo modulo formativo per operatori di centri d’ascolto. Per capire la portata di quest’evento bisogna soffermarsi sul significato di “operatore di centro d’ascolto”. E’ una persona che ha a cuore le sorti dell’altro (“dove l’altro è Cristo”) senza eccessi di zelo e protagonismi vari; una persona che, formata adeguatamente, sa attraverso l’ascolto cogliere i bisogni dell’altro, “decodificarli”, entrare in una relazione d’aiuto, fare un percorso con l’altro, sapendo farsi da parte al momento opportuno per lasciare il posto, se il caso lo richiede, ad altre competenze più specifiche. Questo primo “gruppo di discenti” composto di una ventina di futuri operatori al seguito di padre Domenico è giunto al quarto/quinto incontro e attraverso la conoscenza progressiva dei processi evolutivi nell’approccio psicologico e le diverse “dinamiche” e/o “role play” (gioco dei ruoli), si allena ad ac-cogliere nel mare magnum dei bisogni dell’altro quelli più pressanti. “Datemi una leva e vi solleverò il mondo”, in questo motto Archimede già considerava i due aspetti fondamentali della sua teoria: la leva ed il fulcro; la scuoladi Correra ha fatto proprio questo motto, dove con Cristo fulcro e la Chiesa leva smantellare tutti gli impedimenti alla possibile esperienza del “cambiamento” (“farò nuove tutte le cose”). E’ possibile come Chiesa continuare questo processo di cambiamento che Gesù ha iniziato, basta farlo con “Caritas”, senza sensazionalismi o enfatizzazioni, come “una brezza leggera” che garbatamente scompiglia la chioma e non solo. Per fare bene quanto accennato bisogna rispettare questa “condicio sine qua non”: per ascoltare l’altro bisogna imparare ad ascoltarsi, meglio, imparare ad ascoltare il nostro “dentro”, collocarsi in quel “luogo” (coscienza) ed ascoltare la voce di Dio, creare, per dirla con Carlo Carretto, un deserto nella città del nostro essere ed “obbedire” al progetto d’amore di Dio (ob-audire, ascoltare stando di fronte). Ecco cosa questo piccolo “resto d’Israele” sta imparando a fare, ma questa volta contravvenendo il detto che vuole messa da parte l’arte, infatti il primo esercizio di tale arte potrà avvenire, quanto prima, nella più classica “chiesa domestica”, la FAMIGLIA; dove sempre più si avvertono gli attacchi incessanti della cultura del “relativismo”. In conclusione la mia diretta esperienza è che finalmente quanto il nostro Cardinale da tempo reitera, cioè che ci vuole una chiesa presente, santa, ma competente, con Padre Correra si sta incarnando; una chiesa che impara ad ascoltarsi e ad ascoltare, per insegnare ad ascoltare soprattutto la voce di Dio.
Alfonso De Luca
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