feb 17, 2014 Salvatore Malfitano Home Page, Sport USA 0
EAST
CARMELO ANTHONY (New York Knicks)
Minuti: 30:06
Punti: 30
E’ un piacere vederlo giocare, non solamente per il talento indiscusso e il record di triple in un All-Star Game (8), ma soprattutto per come interpreta questa partita. Sempre sorridente ma concentrato. Si applica il giusto quando la partita è per i primi tre quarti un insulto all’agonismo, e insieme a Irving è fautore della rimonta pirotecnica dell’East che vale la vittoria. Non nascondiamo una certa gioia nel vedere che una stella come lui, in una squadra che ormai non attende altro che una pulizia più che una rifondazione (e parliamo dei Knicks, s’intende), riesce ancora a brillare anche in mezzo ad atleti che tecnicamente e commercialmente gli sono superiori. Il vero MVP sarebbe dovuto essere lui.
Voto: 9
LEBRON JAMES (Miami Heat)
Minuti: 33:08
Punti: 22
Numeri buoni, per quello che contano in una partita del genere. Buoni, ma non ottimi. E da LeBron James ci si aspetta sempre il meglio. Paga la prima fase, quando la poca precisione al tiro (e il fatto che siamo in un All-Star Game rende questo fattore un’aggravante) gli lascia trovare la retina solo quando deve sbatterci dentro il pallone per una schiacciata. Che poi, tra l’altro, dall’altro lato Blake Griffin da Los Angeles lo annichilisce quando la cosa sta prendendo la piega di una sfida 1 vs 1 nel primo tempo.
Voto: 7,5
PAUL GEORGE (Indiana Pacers)
Minuti: 33:08
Punti: 18
Candidato come uno dei probabili MVP della serata, delude un pochino le aspettative. Sembra tenere sempre e comunque le marce basse pure nel finale più concitato; nella prima fase, i compagni non lo cercano moltissimo e lui non fa molto per far cambiare loro idea. Insomma, serata da timbro di cartellino e ordinaria amministrazione.
Voto: 7
DWYANE WADE (Miami Heat)
Minuti: 11:41
Punti: 10
E’ la prova vivente che in questo sport sono l’esperienza e le vittorie a conferire elasticità mentale e maturità. Gioca poco, ma in proporzione va poco meno di un punto al minuto e dimostra di accontentarsi di esserci, lasciando giocare gli altri e provando a mandare l’amico LBJ verso il titolo di MVP della serata; tentativo fallito, e il nostro rammarico è tutto per lui.
Voto: 7
KYRIE IRVING (Cleveland Cavaliers)
Minuti: 33:51
Punti: 31
Le luci della ribalta, in mezzo a tutti questi mostri sacri, dentro e fuori dal campo, se le prende lui. E con giusto merito. Prende per mano la squadra, dicasi squadra questo agglomerato di talento che nemmeno su NBA 2K14 è possibile immaginare, e la manda verso un’insperata vittoria del match. I suoi punti arrivano nel momento decisivo della serata: questo è il motivo principale per cui gli è stata attribuita dai votanti la palma di MVP.
Voto: 9
CHRIS BOSH (Miami Heat)
Minuti: 10:07
Punti: 5
Pochino anche per lui. Paga lo scotto di avere LBJ in campo a rappresentare degnamente Miami. Sa di non avere molto tempo per figurare, ma stavolta ci riesce. Scende in campo con voglia di giocare e in difesa si lascia andare a raddoppi e aiuti che, non supportati dalla difesa, diventano controproducenti. Se ne accorge, e decide anche lui di giochicchiare senza strafare.
Voto: 6,5
ROY HIBBERT (Indiana Pacers)
Minuti: 12:19
Punti: 8
Nei momenti in cui è in campo, fa capire che un quintetto con tre ali non è necessariamente così bello da vedere o funzioni perfettamente, sebbene il suo ruolo, in linea sempre molto teorica, lo prenda LeBron. Dinamicamente armonioso nel tiro da medio-bassa distanza, soluzione che preferisce al lavoro corrosivo sotto canestro, che poco si addice a un’occasione simile.
Voto: 6,5
JOAKIM NOAH (Chicago Bulls)
Minuti: 20:46
Punti: 8
Il lavoro sporco dal lato atlantico tocca a lui. Ma per come ha preso seriamente la partita, se gli avessimo chiesto di venire a lavarci i piatti, l’avrebbe fatto. Non si perde in sottigliezze e misura in crescendo la serietà da mettere in questa partita. E’ stato un piacere vederlo giocare, nonostante non sia esemplare in coordinazione e tecnica di tiro. Dimostra fino a che punto la forza di volontà può sopperire all’innato talento di vari suoi colleghi presenti stasera.
Voto: 7
JOE JOHNSON (Brooklyn Nets)
Minuti: 10:06
Punti: 5
Ha interpretato questo week-end come riposo di metà stagione. Flemmatico il sabato e la domenica, non vorremmo essere noi a dargli la sveglia del lunedì. E non ha voluto nemmeno Vogel.
Voto: 6-
DEMAR DEROZAN (Toronto Raptors)
Minuti: 14:52
Punti: 8
Apparizione sufficiente. Capitalizza bene il tempo che gli viene concesso, senza farsi notare per qualcosa di particolare.
Voto: 6
PAUL MILLSAP (Atlanta Hawks)
Minuti: 14:52
Punti: 6
Si potrebbe fare un discorso analogo al suddetto DeRozan, ma la differenza sta nel fatto che un giocatore come lui si inserisce più difficilmente in contesti del genere. Ma la colpa non è sua e quindi non lo penalizziamo.
Voto: 6
JOHN WALL (Washington Wizards)
Minuti: 15:04
Punti: 12
Il Dunker of the Year si concede un quarto d’ora solido e concreto. Si lascia fotografare il giusto, quasi fosse pago di quanto conquistato sabato. Tutto sommato, in mezzo al meglio della palla a spicchi, il ragionamento non fa una grinza ed è anche pienamente condivisibile.
Voto: 7
WEST
KEVIN DURANT (Oklahoma City Thunders)
Minuti: 34:43
Punti: 38
Mette per l’ennesima volta alla prova se stesso. Potrebbe battere un numero indeterminato di record della competizione, ma per lui 99 centesimi o 1 dollaro non fanno differenza. Si accontenta, allora, di fare 38 punti, che sono più di natural indole che di voglia di soddisfare gli assetati di spettacolo. E’ questo che lo rende così ben voluto da tutti; il futuro è suo, lo sa e lo sta gestendo con un’umiltà davvero sorprendente per un fenomeno mediatico come lui. Sta raggiungendo a grandi falcate il titolo di MVP della regular season.
Voto: 9
BLAKE GRIFFIN (Los Angeles Clippers)
Minuti: 31:56
Punti: 38
Outsider, ma non troppo, della serata. Non ci sorprenderebbe se si scoprisse che fra primo e secondo quarto far cantare “happy birthday” da Magic Johnson per Bill Russell (80 anni 5 giorni fa) era tutta una trovata per aggiustare il canestro che a furia di schiacciate (8 solo nel primo periodo) lui sembra ammaccare irreparabilmente. La mano, però, sta diventando al tempo stesso anche più delicata. E’ un giocatore devastante e lo si sapeva: lascia molto ben sperare per il futuro anche lui e, se la vittoria fosse andata a quelli del Pacifico, chissà che l’MVP non lo davano a lui.
Voto: 9
KEVIN LOVE (Minnesota Timberwolves)
Minuti: 32:46
Punti: 13
Se questo week-end si fosse svolto in Australia, avrebbe la comprensione per aver subito uno sfasamento climatico e di fuso orario non indifferente. Ma New Orleans non è così diametralmente lontana o diversa rispetto a Minneapolis. E allora ci si chiede com’è possibile che Kevin Love, Mr. Double Double, si sia dimenticato come si tira dall’arco. La risposta ci è del tutto oscura; certo è che è il grande assente della serata.
Voto: 5,5
JAMES HARDEN (Houston Rockets)
Minuti: 23:46
Punti: 8
Ha l’attenuante, ma neanche troppo, che non era lui il titolare prescelto, bensì Kobe. Lascia un po’ a desiderare perchè anche lui è un po’ fuori dal gioco. Regala l’ordinaria amministrazione e a un titolare dell’All-Star Game non si chiede l’ordinaria amministrazione.
Voto: 5,5
STEPHEN CURRY (Golden State Warriors)
Minuti: 27:36
Punti: 12
Fatica moltissimo ad entrare in partita, non riuscendoci mai completamente, specialmente perchè al posto della vasca da bagno che solitamente vede al posto del canestro, stavolta probabilmente non vede nemmeno un bidet o un lavandino. L’emozione per essere convocati in questa kermesse gioca brutti scherzi, ma lui ha saputo subito darsi da fare per mettere una toppa dove era manchevole: non gli riesce il tiro da fuori? Allora, crossover, penetrazione e layup, per citare l’esempio più vivido.
Voto: 6-
DWIGHT HOWARD (Houston Rockets)
Minuti: 13:17
Punti: 8
Piacevole sorpresa di serata. Numeri modesti, ma mostra un’insolita padronanza del campo, abbinata a una buona tecnica che la difesa molto morbida gli lascia mostrare. Non vogliamo fare il solito discorso che ha un fisico inversamente proporzionale alla tecnica, quindi ci limitiamo a promuovere con un’abbondante sufficienza il nostro amico Superman.
Voto: 6,5
LAMARCUS ALDRIDGE (Portland Trailblazers)
Minuti: 13:17
Punti: 4
Sarebbe stata l’assenza più chiacchierata della serata per come si stavano mettendo le cose al momento della formazione dei quintetti. La sua serata però sembra dare ragione ai suoi detrattori. Noi vogliamo pensare che non essendo tutto sommato abituato a contesti simili, abbia pagato anche lui un po’ di emozione. Si mette a referto e per questa serata va bene così.
Voto: 5,5
DAMIAN LILLARD (Portland Trailblazers)
Minuti: 8:44
Punti: 9
Fa più punti che minuti giocati. Senza dimenticare che questo è stato senza dubbio il suo week-end, avendo calcato l’arena per ogni competizione prevista, e questo ne fa di lui un enfant prodige. Si accontenta di non fare granché, anche perchè visibilmente provato dalla fatica mentale più che fisica di questi tre giorni, ma la tripla da 9 metri non manca mai di concedersela.
Voto: 7
DIRK NOWITZKI (Dallas Mavericks)
Minuti: 8:26
Punti: 0
Piange il cuore a non aver buone parole da spendere per WunderDirk. Non essendo un voto alla carriera, non si può fare diversamente. Passeggia nel campo, cerca pochissimo il tiro e nessuno di quelli che prova gli entra.
Voto: 5,5
TONY PARKER (San Antonio Spurs)
Minuti: 11:25
Punti: 4
Il metronomo franco-belga non ci tiene granché a impadronirsi del palcoscenico. Timbra il cartellino con cognizione di causa e la solita pacatezza.
Voto: 6
CHRIS PAUL (Los Angeles Clippers)
Minuti: 24:29
Punti: 11
Sembra un navigato veterano, forse a causa di un premio di MVP in un All-Star Game, che gli permette di disegnare geometrie in scioltezza, un po’ come si svolge tutta la partita. Concreto, segna e fa segnare. Perfettamente a suo agio nel contesto, silenziosamente rende più gradevole la serata.
Voto: 7
ANTHONY DAVIS (New Orleans Pelicans)
Minuti: 9:35
Punti: 10
Si trova qui stasera quasi per caso, perché è lui che occupa il posto vuoto lasciato da Kobe. In quel poco che gli viene messo a disposizione, specialmente nel primo quarto, fa vedere che la sua presenza al palazzetto non è assolutamente fuori posto o non all’altezza, ma anzi, promette di diventare uno dei protagonisti fissi dell’immediato futuro. Talento purissimo, associato ad atletismo non indifferente, come dimostrano le schiacciate con cui si presenta sul parquet. Rivedibile il sopracciglio.
Voto: 8
Nato a Napoli, il 23/6/1994. Ex calciatore, attualmente redattore NBA per partenopress.com e basketinside.com; inviato sul Napoli per Il Roma. Studente di giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli.
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