apr 06, 2017 Redazione Cinema 0
Napoli. Esce il 6 aprile il nuovo film diretto da Stefano Incerti, una commedia pop, dalle atmosfere almodovariane, ambientata a Napoli e interpretata da un cast d’eccezione, in cui spicca la presenza di Cristina Donadio, Pina Turco, Lucianna De Falco, Massimiliano Gallo, Tony Tammaro e Stefania Zambrano, attrice transessuale alla sua primissima esperienza. La storia, che racconta le vicissitudini di Rosa (Pina Turco), ragazza madre e parrucchiera, che decide di aprire il suo salone di coiffeur “Testa e Tempesta”, scontrandosi sia con le inevitabili difficoltà economiche sia con la rivalità di Patrizia (Cristina Donadio) e del suo assistente Kevin (Arturo Muselli), restituisce allo spettatore un’immagine inedita, positiva e propositiva di Napoli e della sua atipica contaminazione culturale, traducendone in maniera leggera e dissacrante sia gli aspetti entusiasmanti che quelli più oscuri e drammatici.
Stefano, la critica ha definito “La Parrucchiera” un film pop-queer, in cui sono evidenti le suggestioni che rimandano anche alla migliore produzione di Almodovar, ti riconosci in questa lettura?
Io sinceramente sono molto contento che traspaia l’onestà intellettuale che mi ha guidato nella realizzazione di questo film perché non ho fatto un’operazione a tavolino, non ho usato il manuale Cencelli, mi piaceva che i personaggi si adattassero naturalmente ai loro interpreti. Per esempio, il ruolo della transessuale Carla l’ho affidato a Stefania Zambrano quasi per caso e il personaggio si è sviluppato perfettamente “addosso” a Stefania. Stefania accompagnava le attrici trans ai provini e un giorno le ho chiesto perché non provasse ad interpretare lei il ruolo di Carla. Lei ha accettato e io ho scritto il personaggio proprio per Stefania ed è diventato un personaggio centrale della storia. E Stefania non aveva mai recitato prima. Con il personaggio di Kevin è accaduta la stessa cosa, l’ho cucito addosso ad Arturo Muselli che è uno splendido attore. Kevin, inizialmente, non esisteva proprio nella sceneggiatura. È nato a ridosso delle riprese, in seguito ad una chiacchierata con Cristina Donadio. E poi, piano piano, il personaggio di Kevin è lievitato. Da spalla che era, è diventato un ruolo importante.
Il tuo film prova anche a ribaltare stereotipi e ruoli di genere. Il caso più evidente è quello di Carla, il personaggio transessuale che infrange totalmente gli stereotipi e fa emergere una predominante attitudine materna.
Certo, infatti il giovane figlio di Rosa, durante una scena del film, dice che vuole Carla come mamma e Carla è interpretata, appunto, da Stefania Zambrano. Questo perché mentre Rosa è occupata nella costruzione della sua impresa commerciale, Carla si dedica con attenzione e premura a Claudio, il figlio di Rosa, diventandone quasi la madre.
Si può dire, comunque, che hai una predilezione per i personaggi che vivono “ai margini”?
Certo, anche negli altri film ho raccontato storie di personaggi al margine, perché le vite dei borghesi sono noiose e non m’interessano, d’altronde lo diceva anche Tolstoj, “tutte le famiglie felici si somigliano”. Però con “La Parrucchiera” ho provato a cambiare il tono rispetto ai miei precedenti lavori, anche qui i personaggi sono personaggi sotto pressione ma il tono è quello della commedia. Sia chiaro, il film non è superficiale, i personaggi non sono tagliati con l’accetta anche perché a Napoli, e solo a Napoli, puoi mischiare insieme attori consumati con assoluti esordienti che hanno una tale presenza scenica che non sfigurano affatto accanto ai professionisti.
L’immagine in positivo, pop e colorata che offri di Napoli, si contrappone alle immagini più cupe e più dure che il cinema, anche oggi, prova a dare della città?
Napoli è una città difficilissima, complessa e articolata. C’è sempre il rischio di sfiorare il cliché. Adesso a Napoli si sta verificando una specie di rinascita. L’Espresso ha dedicato un enorme articolo su questo nuovo fenomeno della Hollywood Napoletana. A me, comunque, sembra che rappresentare Napoli cupa e dura sia diventato un po’ un brand, quasi un’esigenza commerciale e me ne sono voluto liberare. Visto che mi piaceva questa storia, e questa storia m’invitava a smarcarmi dal trend attuale, ho restituito al pubblico una Napoli solare, ma anche sanamente malinconica e autentica. Come vuole, d’altronde, la tradizione.
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