feb 10, 2009 Andrea Antonio Gallucci Cinema 0
Dopo il grande successo ottenuto alla sua uscita nel 1972, torna alla ribalta “Questo piccolo Grande Amore” di Claudio Baglioni, però questa volta in veste cinematografica. Il singolo che consacrò nel mondo della musica l’allora 21enne cantautore romano arriverà nei cinema italiani, diretto dal regista Riccardo Donna, alla sua prima direzione cinematografica, l’11 febbraio e promette veramente di sbancare i botteghini. Il film è stato scritto da Ivan Cotroneo insiemeallo stesso Baglioni – che ha curato le musiche del film, riarrangiando tutti i brani del suo concept album – e prodotto da Matteo Levi e Giannandrea Pecorelli, veri ideatori del progetto, il film verrà distribuito da Medusa in circa 500 copie, «Questo è il titolo che Medusa ha voluto per San Valentino – dice il patron Carlo Rossella – È un film che gli innamorati dovrebbero regalare alle proprie fidanzate, e viceversa». Destinato secondo i realizzatori a diverse fasce di pubblico, «perchè incentrato sul primo amore, tema universale in cui si possono ritrovare sia i giovanissimi che i loro genitori», come spiega Pecorelli (già artefice del successo “Notte prima degli esami”), “Questo piccolo grande amore” è ambientato a Roma nei primi anni ’70, proprio come il disco da cui trae ispirazione e che ritorna, nei pezzi rivisitati dallo stesso Baglioni, a tratteggiare i passaggi di tutta la narrazione. «Abbiamo rispettato il concept album del cantautore – spiega lo sceneggiatore Ivan Cotroneo – sia per quello che riguarda l’evoluzione della storia che la sua conclusione, arrivando allo struggente atto finale. Ma non si può parlare di musical, come nel caso di “Across the Universe”, perchè qui non sono gli attori a cantare». Assente alla presentazione del film perchè impegnato ad incidere il nuovo disco (proprio QPGA) che uscirà in primavera, e perchè «non voleva catalizzare l’attenzione su di sè» (spiega Pecorelli), Claudio Baglioni «ha semplicemente chiesto che fossimo il più fedeli possibile ai suoi ricordi», racconta il regista Riccardo Donna, veterano del piccolo schermo che esordisce in un film per il cinema: «Ho aspettato 30 anni per fare un film, avevo quasi perso le speranze, ma ho continuato a tenermi in allenamento facendo televisione. Solo nel nostro paese chi fa televisione è ghettizzato, non considerato un autore». Baglioni ha definito “Questo piccolo grande amore” «una sorta di pop-movie. È forse la prima volta che si fa un film tratto da un album. È la sintesi di un lungo dialogo tra musica e parole». Veder realizzato il film, ha aggiunto, è stato «una sorta di riscatto. Quando io presentai l’idea di questo album nel 1971 lo presentai, direi, quasi sotto forma di sceneggiatura di un film: il fatto che queste canzoni, questo racconto siano diventati una pellicola, è una specie di tombola: ecco, abbiamo fatto tombola». Per Baglioni, QPGA è anche un ritorno ai primi anni Settanta: «La voglia è proprio quella di ritornare ad annusare a sentire quei profumi quegli odori. Io ho detto spesso che alla fine degli anni Sessanta si consuma forse l’ultimo sogno collettivo, l’ultima favola in cui tutti insieme, o gran parte di noi, abbiamo pensato di migliorare il mondo. Dopo abbiamo continuato a sognare ma in maniera più privata, più separata. Ma Questo piccolo grande amore è anche un racconto per i giovani di oggi di cose che in parte non conoscono e
non hanno vissuto». Sulle note di canzoni come Piazza del Popolo, Mia libertà, Io ti prendo come mia sposa, Questo piccolo grande amore e Porta Portese, va in scena l’incontro e l’amore, nella Roma del 1971, fra il proletario Andrea (Emanuele Bosi), 19 anni, jeans e maggiolone, studente d’architettura, e la borghese Giulia (Mary Petruolo), 17 anni, liceale con occhioni blu e boccoli biondi. I due tra manifestazioni in piazza, feste, battibecchi e fughe, vivono il primo coinvolgente primo amore. Il loro legame però è messo a rischio quando Andrea, è costretto a partire per il servizio di leva. I brani del disco, nel film, non sono cantati dai protagonisti, ma permeano la storia, arricchita dai colori anni ’70, scene oniriche, effetti speciali e le coreografie di Luca Tommassini (impegnato in questo periodo a X Factor). «È stata una grande responsabilità indossare quella ‘maglietta finà che rappresenta molto nei ricordi di tanti italiani – dice la 19enne Mary Petruolo che aveva già lavorato con Donna in Raccontami. Baglioni è venuto sul set e ci ha subito messo a nostro agio, anche se non ci ha dato dritte specifiche. Con lui il rapporto è stato più umano che professionale». Per il 23enne Bosi, trovato dopo molti provini, «il film rappresenta le stesse fasi di innamoramento che si vivono oggi. Non appartengono al 1970, ma è una storia facilmente identificabile anche con l’oggi». Giannandrea Pecorelli, già coproduttore di Notte prima degli esami dice che «QPGA vuole toccare le corde emozionali dello spettatore, al di là delle fasce d’età. Qui si parla del primo amore, un tema universale in cui ognuno può ritrovarsi».
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