gen 27, 2016 Carmelo Nigro Cinema 0
Vincenzo Salemme cambia stile, optando in questo nuovo film, per un cinema più sussurrato, più aggraziato e naturalistico; sempre attento tuttavia a non snaturarsi, conservando per fortuna la giusta dose di napoletanità. Si muove in maniera nuova, Salemme, lasciando che a fare la parte del guascone sia Carlo Buccirosso, amico e collega di recente ritrovato dopo un lungo divorzio artistico. Attraverso il personaggio di un attore che si finge prima autista e poi ricco signore, Buccirosso sembra dichiarare guerra all’ iper-recitazione e alla superbia di molti teatranti. Entrando e uscendo continuamente dalla finzione nella finzione, l’attore impedisce poi a Se mi lasci non vale di cadere in quella sdolcinata prevedibilità che guasta tante delle commedie romantiche italiane.
Bene anche Serena Autieri e Tosca d’Aquino. In particolar modo, il personaggio della seconda, architetto all’apparenza arrivista è una donna straordinariamente vera nella sua modernità. Il coraggio con cui dichiara di non volersi accontentare di un uomo che la porta in pizzeria o che non la coccola e la sua grande ironia la allontanano per fortuna dai classici cliché femminili.
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