lug 10, 2011 Redazione Sport 24 0
Napoli. «Sono triste, ma non mi posso certo lamentare: da questo sport ho avuto tutto». Nel giorno del quinquennale dell’Italia campione del mondo a Berlino, il capitano azzurro di quella nottata magica, Fabio Cannavaro, annuncia l’addio al calcio giocato. L’annuncio del ritiro nel giorno che consacrò gli azzurri in cima al mondo è però casuale. «Non è stato fatto apposta – dice il difensore – è stato un giornalista a farmi notare la coincidenza. Stamattina il presidente dell’Al Alhi mi ha chiamato per dirmi che aveva organizzato un incontro con la stampa ma io al fatto che era il 9 luglio non ci ho proprio pensato. Resta il giorno più importante della mia carriera. La finale con la Francia è stata molto complicata. Io ho iniziato a giocare che avevo 8 anni, e ne ho fatti 20 di calcio professionistico, quindi sono triste. Però ho avuto una carriera favolosa». La decisione del ritiro fa uscire da un’imbarazzo creatosi ad inizio dello scorso anno, quando fu relegato in panchina, e cresciuto al termine di questo campionato con voci, smentite, e comunicati, che palesavano una certa insoddisfazione da parte dell’Al Ahli. «Ho un problema alla cartilagine del ginocchio sinistro che mi tormenta – è la versione ufficiale di Fabio- Quindi non sarebbe stato corretto continuare, sapendo che quel ginocchio non può reggere a certi livelli». Così farà il dirigente: «qui mi vogliono ancora, mi hanno offerto un contratto di tre anni da dirigente e io lo accetto. Sarà stimolante anche fare l’uomo immagine. Ho ancora un contratto con la Juventus ma è una cosa che si risolverà nel giro di un paio di giorni». A chi ancora lo ringrazia per quella coppa alzata in Germania risponde con modestia che «non è il caso, grazie invece a voi ed a questo sport che mi ha dato tutto. A 37 anni posso dire che di soddisfazioni me ne sono tolte parecchie, a livello italiano e soprattutto internazionale». E infatti ogni tanto ridà un’occhiata al Pallone d’Oro vinto sempre nel 2006, tanto per rendersi conto di cosa ha fatto, lui unico difensore tra i cinque italiani che hanno conquistato il trofeo di ‘France Football’ ed ora anche della Fifa. «La cartilagine mi ha ceduto – dice ancora Cannavaro nel giorno del ritiro – e mi sono fatto seguire dal professor Castellacci (medico della nazionale n.d.r.). Ho provato a curarmi durante le vacanze, ma quando a Miami mi sono reso conto che avevo dolore per una semplice ‘corsettà ho capito che non potevo andare avanti, il mio ginocchio non me lo permette. Il calcio è la mia vita, mi dispiace smettere, ma questo momento arriva per tutti coloro che fanno il mio mestiere e bisogna affrontarlo. Ho informato subito il presidente dell’Al Ahli, con il quale ho un ottimo rapporto». Cannavaro resterà a Dubai. «Ho viaggiato tanto – sottolinea – qui si vive bene, è un posto sicuro che ti permette di vivere bene, non c’è delinquenza. I miei figli vanno alla scuola internazionale e si trovano bene». L’ex capitano della Nazionale spiega che sulla decisione di dare l’addio al calcio non hanno influite le vicende giudiziarie napoletane nelle quali è coinvolto. «No no – precisa – non c’entra niente. Mi dispiace che un mio amico sia stato coinvolto in questa vicenda e spero che dimostri la sua innocenza. È una vicenda che mi ha sconvolto. Non sono il prestanome di nessuno. Ho investito il 10 per cento dieci anni fa». A proposito dell’offerta di fare il dirigente dell’Al Ahli Cannavaro spiega: «dovrei ricoprire un ruolo analogo a quello di Zidane nel Real, o di Nedved e Figo. Viaggerò molto per trovare nuovi talenti». Il telefono di Cannavaro suona all’impazzata e pure sui social network i messaggi per l’ex capitano non si contano: «Il più divertente è stato quello di Luca Toni – racconta – mi ha detto, ‘ma tu avevi smesso già da tempo solo che non te ne eri accorto». Poi parlando dei suoi allenatori dice: «Ho avuto tutti bravi allenatori, da Ancelotti a Malesani, da Capello a Sacchi, ma con Lippi c’è un legame diverso, mi ha fatto giocare con continuità in serie A nel Napoli, e con lui sono arrivato sul tetto del mondo».
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