mar 19, 2013 Luigi Liberti Home Page, Vaticano 0
Roma. Oltre 200mila persone hanno invaso festanti Piazza San Pietro per l’iniziazione del pontificato di Francesco I. Dinanzi ai potenti del mondo (ma mancava Barack Obama), il Papa ha conquistando ancora una volta i tanti pellegrini accorsi a Roma con parole e gesti di grande umiltà. Papa Francesco che attraversa sorridente in jeep scoperta la piazza simbolo della cristianità e poi chiede all’improvviso di scendere, per abbracciare e baciare alcuni bambini ed un disabile, rende ancora più storico il pontefice delle “prime volte”: primo gesuita, primo sudamericano, primo Francesco. La Chiesa riceve in uno dei suoi momenti più difficili un intenso messaggio di grande forza: «Anche oggi, davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza». Il Papa di oggi guarda agli ultimi, a «chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere» proprio per «aprire uno squarcio in mezzo a tante nubi, portare il calore della speranza».
La celebrazione. Francesco, accompagnato dal canto del “Te Deum” è entrato in Basilica per il saluto ai rappresentanti delle delegazioni dei Paesi e organizzazioni internazionali venute a Roma per l’evento. Le campane di San Pietro hanno iniziato a suonare a festa. Il rito complessivo è durato meno di dure ore, mentre la messa vera e propria – alla presenza di circa 200mila fedeli (foto) – è durata un’ora e mezza. Tra il pubblico anche oltre 130 delegazioni di capi di Stato, ministri e responsabili di nazioni: per l’Italia, presenti tra gli altri il premier Monti, il capo dello Stato Napolitano e anche i presidenti delle Camere, Grasso e Boldrini. Dopo un’ora e mezzo termina il saluto delle delegazioni a Papa Francesco.
Il primo tweet. «Custodiamo Cristo nella nostra vita, abbiamo cura gli uni degli altri, custodiamo il creato con amore». È il messaggio lanciato oggi da papa Francesco su Twitter dopo la messa di inizio del pontificato. Poco dopo ne è comparso un secondo: «Il vero potere è il servizio. Il Papa deve servire tutti, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli».
L’omelia. Francesco ha avuto un pensiero per Benedetto XVI (che sta seguendo la messa in tv da Castel Gandolfo): «Gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza», definendo una «coincidenza molto ricca di significato» il fatto che oggi sia l’onomastico del «venerato predecessore». San Giuseppe – ha spiegato Papa Bergoglio durante l’omelia in italiano – è il «custode» e esercita questa custodia con «umiltà, nel silenzio ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende». Giuseppe, ha detto commentando il vangelo di oggi, custode anche della Chiesa vive «nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio». «Dio – ha proseguito il sommo pontefice – non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera fedeltà alla sua parola, al suo disegno, ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito». San Giuseppe, ha ricordato, risponde alla «vocazione con disponibilità e prontezza» e il «centro della vocazione cristiana è Cristo», «custodiamolo nella nostra vita, per custodire gli altri e il creato». Il Papa chiede «per favore» a chi ha «ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale» e a tutti gli uomini di buona volontà di essere «custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, dell’altro e dell’ambiente». «Non dobbiamo avere paura della bontà, neanche della tenerezza – ha aggiunto il Papa – Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza», ha aggiunto il Pontefice. La tenerezza, ha detto Bergoglio, «non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore». «Non dobbiamo avere timore della bontà – ha poi ripetuto -, della tenerezza».
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